La doppia impossibilità educativa

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L’educazione da Freud a Lacan

di Alessandro Guidi e Pierluigi Sassetti

 

Il discorso della trasmissione del sapere

Il Discorso della trasmissione del sapere, il Sesto Discorso, come lo abbiamo definito seguendo l’insegnamento di Lacan, è il Discorso che riunisce la doppia impossibilità, nominatore-denominatore, del soggetto e dell’oggetto, e che si compone di questa doppia impossibilità proprio all’interno del Discorso del Capitalista, (ed è importante aggiungere solo di questo Discorso, e aggiungiamo ancora, finché dura questo discorso). Il Sesto Discorso è il Discorso della Doppia Impossibilità, in quanto nasce e si sviluppa all’interno del Discorso del Capitalista.

La doppia impossibilità

Perché doppiamente impossibile? Per il semplice fatto che l’attuale educazione si struttura in relazione sia al discorso del padrone come al discorso del capitalista, ed in entrambi i discorsi raccoglie una impossibilità che la contraddistingue. L’educazione, la pedagogia in senso generale, nasce nel discorso del padrone e nei suoi schemi fino ai giorni nostri in cui è come naturalmente confluita in un altro discorso che è il discorso del capitalista. Ciò che ne emerge è un impasto teso tra i vecchi ruderi del padrone, la sua legge, il suo potere, e le moderne tecnologie feticistiche, la scienza “a tutti i costi”.

Freud: la prima impossibilità

Se Freud asseriva che l’educazione, così come l’atto politico e quello analitico fossero mestieri impossibili, era a partire da quell’impossibilità che si presenta strutturalmente alla radice del discorso del padrone dal quale egli parlava e sempre dal quale ha fondato la psicoanalisi. In definitiva, ai tempi di Freud non era possibile contemplare l’impossibilità presente nel discorso del capitalista proprio perché tale discorso non era in voga.

Lacan: la seconda impossibilità

Jacques Lacan dopo aver formulato gli ormai noti quattro discorsi, rispettivamente del padrone, dell’isterica, dell’analista e dell’università, propone un quinto discorso, il Discorso del Capitalista appunto nel quale la nostra attualità si trova a confrontarsi. In questo discorso troviamo una seconda impossibilità che riguarda direttamente la questione pedagogica, educativa o più propriamente della trasmissione del sapere. Questa impossibilità va ad aggiungersi a quella del padrone e interessa direttamente il mondo dell’educazione in quanto è a questi due discorsi che essa fa riferimento.

 Il Discorso del Padrone

Fare educazione nel Discorso del Padrone era apparentemente più facile, ma era sicuramente più difficile. In che senso? Nel senso che nel Discorso del Padrone la cosa importante era che tutto funzionasse sempre nella direzione del padrone, che tutto fosse funzionale secondo uno schema, che poi, da questo punto di vista, esiste ancora oggi il padrone nel discorso della pedagogia, non è assolutamente tramontato. Lo schematismo esiste e incombe anche oggi, ma una volta, nel Discorso del Padrone c’era un qualcuno di riferimento, mentre oggi, nei nostri tempi, non c’è più nessuno che abbia la funzione di portatore di riferimenti; il sistema alimenta il padrone e in sostanza, il padrone viene assorbito dal grande Altro del discorso del capitalista. Oggi, il vero padrone non è più l’uomo in carne ed ossa ma l’oggetto, oggetto feticcio, oggetto di consumo che impera ovunque a al quale attribuiamo un sapere importante.

Il Discorso del Capitalista

Ciò significa che se l’educazione si contraddistingue per una doppia impossibilità strutturale, è unicamente perché essa si genera all’interno del Discorso del Capitalista. Ad esempio, se ci trovassimo all’interno del Discorso del Padrone, la doppia impossibilità non esisterebbe, le cosa sarebbero diverse. Il discorso del padrone è una preparazione al sesto discorso, ma nel discorso del capitalista è una sua applicazione ed estensione massima.

Impossibilità e fantasma

Se la psicoanalisi come pratica è nata all’interno del Discorso del Padrone ottocentesco e ne sottolinea di questo discorso l’impossibilità comunicativa tra soggetti, S1, S2, cioè tra il padrone e il servo, e questa impossibilità comunicativa è data dal fatto che il servo e il padrone, ognuno comunica, stando dentro l’atto comunicativo attraverso il proprio fantasma

fantasma1

nel Discorso del Capitalista invece che è un discorso non fondato sulla fantasia e il fantasma, ma sull’oggetto reale perverso, non solo c’è impossibilità comunicativa tra S1 e S2, nella diagonale della domanda, ovvero in tutte le pratiche del corpo, ma c’è anche impossibilità nell’oggetto in quanto l’oggetto non esiste più, perché l’oggetto si fa causa del desiderio e al posto dell’oggetto troviamo un “X”, quindi non c’è più nessuna relazione tra soggetto e oggetto.

Il fantasma nel Discorso del Padrone e nel Discorso del Capitalista

Il fantasma nel discorso del padrone è un fantasma immaginario, di pura fantasia, mentre nel discorso del capitalista il fantasma è radicato e si attualizza nell’oggetto perverso (nel feticismo, ad esempio, l’oggetto è reale). L’oggetto come oggetto feticcio certamente esiste, ma esiste come realtà possibile, afferrabile, godibile.

Impossibilità come rovesciamento

Il sesto discorso opera in tal senso un rovesciamento, facendo dell’oggetto possibile un oggetto impossibile. Nella realtà pedagogica, diventando impossibile, diviene oggetto causa del desiderio e quindi oggetto tutto sommato positivo e non fine al suo consumo. Ciò significa che viene tolta la maschera al feticcio del godimento-assoluto-possibile, e lo rovescia come impossibile divenendo qualcosa che potremmo definire come godimento-limitato-impossibile. Questa operazione è propria del discorso dell’analista che interviene direttamente sul fantasma dell’analizzante smascherandolo ai suoi occhi. Tale operazione è riproponibile in ambito pedagogico da parte dell’analizzante-pedagogista che invita lo studente alla ricerca del suo personale oggetto agalma. La funzione dell’oggetto agalma in pedagogia è quella di rivitalizzare, come inserire la dimensione del desiderio nell’atto della trasmissione del sapere e del suo apprendimento.

Doppio smascheramento

Il sesto discorso è quindi uno smascheramento “doppio” di una doppia possibilità, ovvero il sesto discorso smaschera tutto ciò che doppiamente nel discorso del capitalista viene rappresentato. Sul versante del soggetto il corpo, e sul versante della mente. La pedagogia psicoanalitica, la pedagogia che nasce nel campo analitico, in conseguenza a questo doppio smascheramento d’una doppia possibilità e quindi che ha come risultato una doppia impossibilità.

Un esempio di doppia impossibilità?

Il discorso dell’Atto Pedagogico passa di conseguenza dal discorso dell’analista, e allora un esempio è realizzabile solo ed unicamente l’analisi soggettiva del pedagogista, solo dopo un lavoro analitico. Doppia impossibilità significa anche sperimentazione reale dell’imperfezione dell’uomo e del suo limite, sia sul versante della mente che del corpo. E allora il massimo esempio che sia possibile realizzare è appunto il laboratorio, il laboratorio analitico, in quanto contemporaneamente, nel laboratorio psicoanalitico si sperimenta il limite e quindi l’impossibilità sul versante soggettivo della comunicazione e il limite sul versante del corpo dell’oggetto. Questo vuol dire che su questo versante nel discorso psicoanalitico non è per niente assicurato la perfezione e la eliminazione dell’imperfezione o dei limiti. Anzi, si sottolinea che anche dopo un lavoro analitico, la comunicazione tra soggetti e l’utilizzo dell’oggetto è all’insegna di una doppia impossibilità. L’inconscio non è per niente eliminato dopo l’analisi ma viene maneggiato in un diverso modo.

Inconscio neo-nato

Si passa dall’inconscio determinato all’inconscio neonatale, del neo-nato, ma proprio perché il neo-nato è imprevedibile di sviluppo, neo-nato nel senso della nuova nascita, della seconda nascita, il sapere come spazio bianco come si vede nello schema.

 

Neo-nato

Il limite

Bisogna supporre che chiaramente non tutti sono soggetti che entreranno in analisi per un lavoro personale, e allora nel discorso circolante il transfert tra analizzante e analista e l’analizzante che opera in senso pedagogo nella relazione con l’altro, saranno distinti da una posizione diversa di colui che usufruisce dell’educazione e della trasmissione del sapere da parte del pedagogista. Ciò implica che il Sesto discorso non è estensibile universalmente a tutti gli uomini “di buona volontà” e questa consapevolezza della non estensione universale è implicita nella consapevolezza del Sesto discorso che porta in se questo limite.

Il reale in educazione

Ripetiamo quindi che non si tratta di una impossibilità come impossibile, ma di una impossibilità come rovesciamento, che in fin dei conti è una delle caratteristiche del reale, che è impossibile da dirsi tutto, interamente. Categoria del reale che è impossibile da parlare nella sua totalità attraverso il registro simbolico. Si tratta quindi di una impossibilità che deve essere intesa come limite.

Smantellamento della cortina immaginaria

Un limite che si contraddistingue nel rovesciamento di un oggetto che da passivo diviene attivo, ovvero un corpo, come la parola del soggetto che da passiva diviene attiva. L’impossibilità è il passivo che diviene attivo, il che significa, esemplificando ancora di più, che mentre nel possibile tutto è immaginario e niente si muove per volontà del soggetto, neanche per il desiderio, diversamente nell’impossibile tutto diventa reale e attivo, perché il soggetto inizia a lavorare concretamente su se stesso. Ma il soggetto che intraprende questo tipo di lavoro, è inevitabilmente limitato dalle proprie intrinseche caratteristiche soggettive. Questo è il passaggio, ed è l’essenza stessa dell’essere del soggetto che ci dice di questa impossibilità, di questo limite, ma essere consapevoli di questo limite è un atto pedagogico a tutti gli effetti, un atto pedagogico positivo, etico e rispettoso soprattutto.

Catacresi olofrasica dei linguaggi

Oggi come oggi, il campo della sessualità e l’espansione straordinaria di quel fenomeno sempre più grande che viene identificato con il termine transgender, ha la natura di un immenso blog senza fine dove tutto è possibile, senza limiti. Il campo della comunicazione è in balia di ciò che potremmo definire catacresi olofrasica dei linguaggi, reso possibile dall’uso indiscriminato della tecnologia, una comunicazione sempre più risicata, stringata, come ad esempio gli sms, che altro non sono che un “non dire niente”. Un’altra area in cui possono emergente esempi interessanti in tal senso è il campo della bioetica e della fecondazione artificiale e assistita, dove esiste l’assoluto imperativo della libertà ad ogni costo. Per esemplificare ulteriormente, tirando dentro il campo dei cosiddetti media, nel film Truman Show, tutto è possibile, qualsiasi cosa proprio perché tutto è immaginario.

Pedagogia e Pulsione

La pedagogia ad orientamento psicoanalitico è appunto questo: una pedagogia che contiene in se una consapevolezza della sua doppia impossibilità sia sul versante del corpo che della mente dell’atto educativo. Una pedagogia che sottolinea maggiormente l’elemento pulsionale presente nel corpo, e che quindi chiaramente spinge poi il soggetto a desiderare, ma sempre sul versante del corpo. La mente invece, sul versante della comunicazione e della progettazione teorica, vive inevitabilmente delle spinte vive e pulsionali che provengono da un corpo in movimento.

Achille e la Tartaruga

Potremmo utilizzare, per esemplificare ancora meglio la questione, il paradosso di Zenone della Tartaruga e Achille, ovvero l’inganno dei sensi. I sensi si ingannano perché Achille raggiunge la tartaruga, ma in realtà Achille non raggiunge la tartaruga, perché la distanza tra lui e la tartaruga è divisa all’infinito. Quindi ciò vuol dire che sul piano dei sensi, si può immaginare, nell’immaginario, nella rappresentazione, che ciò sia possibile, ovvero che Achille raggiunga la tartaruga. In realtà, poi, nella vita, Achille non può raggiungere la tartaruga perché il soggetto non fa altro che sprofondare sempre di più nel luogo dove abita, nel suo quotidiano, nella palude del suo quotidiano. Un primo sprofondamento lo riscontiamo nell’economia reale, mentre nell’economia immaginaria, delle banche e degli spread dove tutto è possibile, non dipende dall’uomo che sprofonda nel suo quotidiano, ma dipende da un’entità immaginaria, astratta, dall’Altro e dal suo godimento. Mentre nell’economia reale sprofonda nel proprio baratro perché è malato di questa seduzione dell’oggetto feticcio, dell’oggetto merce. Quindi, è reale l’atto e la relazione con l’oggetto, non l’onnipotenza dell’oggetto.

Negazione dell’infanzia

Altro esempio di movimento è l’esasperazione sportiva, dell’agon, dell’agonismo, della prestazione eccellente sempre maggiori, che provocano ansia da prestazione, e quindi portano l’uomo a sprofondare nella sua palude. Sul versante corporeo questi due esempi dell’economia e della sport sono importanti per capire come venga fatto fuori sistematicamente una realtà importante e fondamentale come il gioco. Gioco che viene limitato, ridotto espropriato della sua caratteristica reale, di puro divertimento al servizio del desiderio. Ne consegue un effetto contrario: l’inevitabile negazione dell’infanzia. Il risultato è appunto questo, nell’abolizione del gioco per assorbimento di questi due colossi come l’economia e lo sport. Tutto questo ai tempi del discorso del padrone non esisteva, perché, per fortuna non c’era internet, non c’erano computer, ma c’erano campi in cui si poteva andare veramente a giocare. L’impossibilità del Discorso del Padrone è un rovesciamento, un unico rovesciamento, rovesciamento del rapporto padrone servo, in quanto il servo ambisce ad essere padrone e il sapere, S2, vuol essere padrone nella misura in cui viene tolto da questa padronanza e viene messo come infinito, come obiettivo finale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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